La Parrocchia

La parrocchia di Saint-Martin-de-Corléans

DSC_0454Il sito

Il sito in cui sorge la parrocchia di Saint-Martin-de-Corléans, intitolata a San Martino, Vescovo di Tours, è ricco di storia e di memorie.

Qui ci si trova, infatti, in un luogo in cui l’uomo fin dalla preistoria veniva a pregare, come attestano i ritrovamenti dell’area megalitica, attigua alla chiesa, adibita al culto sin dal 3000 a.C.

Anche il toponimo Corléans rimanda ai primi abitanti della Valle d’Aosta, i Salassi: secondo la tradizione, infatti, in questa località era situato il loro principale centro, Cordela.

Già in un documento del 1174 la zona è denominata Corleanum.


L’area megalitica

Approfonditi scavi archeologici hanno portato alla luce una vasta area sacra e sepolcrale, che fu utilizzata a partire dal III millennio a.C..

I ritrovamenti permettono di ipotizzare alcune fasi costruttive, dapprima esclusivamente per funzioni di culto e in un secondo tempo anche con destinazione funeraria. Da primitivi pali rituali, si passò ad alcuni menhir e alle più note stele antropomorfe, mentre in un successivo momento furono costruite tombe monumentali e dolmen.

Tra il I e il II secolo d.C. vi fu edificata una villa romana, senza che nei dintorni venisse abbandonata la funzione cimiteriale, attestata fino al medioevo. Il complesso, grazie alla ricchezza dei reperti e ai numerosi interventi che si snodano in un ampio arco temporale, è unico in Italia e di notevole interesse.

 

Il quartiere

Quello che un tempo era un villaggio alla periferia della Aosta, separato dalla città da campi e vigne, nel corso del Novecento è diventato un quartiere vivo e popoloso, che ha conservato, in parte, la sua anima di campagna, ma che ha anche accolto numerosi nuovi palazzi.

Molti immigrati vi hanno preso dimora, arricchendo delle loro tradizioni la vita della parrocchia, che coniuga così usanze valdostane e altre meridionali, in particolare calabresi.

 

La parrocchia

La parrocchia di Saint-Martin è menzionata per la prima volta in una bolla di Papa Alessandro III del 20 aprile 1176, che la annovera tra le parrocchie dipendenti dal Vescovo di Aosta, Aimone di Quart.

Alla metà del XIII secolo fu ceduta alla Prevostura di Saint-Gilles di Verrès, che ne mantenne il diritto di patronato sino al 1488, anno in cui fu incorporata dal Capitolo della Cattedrale, a cui spettava la nomina del “Vicario perpetuo”: così veniva designato nei documenti il sacerdote che vi svolgeva la cura delle anime.

Nel 1788 un decreto emanato dalla Royale Délégation ridusse il numero delle parrocchie in Valle e ne modificò i confini.

Saint­-Martin, che possedeva in quel momento solo 122 parrocchiani, fu soppressa.

Il suo territorio, posto in piano e pertanto di facile accesso, fu unito a quello della limitrofa Saint­-Etienne.

I suoi beni invece furono assegnati a quella di Excenex, appena istituita per servire le frazioni collinari.

Si dovette attendere il 1° giugno 1957 perché la zona di Saint-­Martin-de-Corléans fosse nuovamente eretta in parrocchia.

Le condizioni storiche e demografiche della città di Aosta, del cui tessuto cittadino ormai faceva parte integrante, erano profondamente mutate; da una decina d’anni, inoltre, era stato nominato un Rettore.

L’attuale territorio non coincide più con quello antico: ad occidente, la cappella di San Giocondo sorge ora nella parrocchia di Chesallet; a nord, Excenex ingloba la parte alta della collina; a est, la parrocchia di Maria SS. Immacolata ha incorporato zone un tempo appartenenti a Saint-Martin.

Tra i suoi parroci illustri vi fu il canonico della Cattedrale François de Prez, che nel 1464 divenne Vescovo della Diocesi.

 


I Canonici del Gran San Bernardo

Dalla sua ricostituzione nel 1957 al 1980 la parrocchia è stata affidata ai Canonici Regolari del Gran San Bernardo, l’antica Congregazione che risale a San Bernardo del Montjoux, fondatore dei celebri ospizi sui valichi omonimi.

Nel passato i Canonici erano già stati presenti in città presso il priorato di Saint-Benin dal XII al XVI sec. e nel priorato di Saint-Jacquême, sede del loro Prevosto dal XVI secolo al 1752.

 

La chiesa di Saint-Martin-de-Corléans

La chiesetta, che ha svolto le funzioni parrocchiali dalle origini sino al 1976, da sempre caratterizza la fisionomia di “Saint-Martin”. L’elemento che più la contraddistingue è l’antico campanile del Quattrocento, dalla cuspide piramidale, ornato di bifore all’altezza della cella campanaria.

La chiesa risale invece al XVII secolo, quando fu fatta ricostruire probabilmente ad opera del Capitolo della Cattedrale, il cui stemma (quattro gigli bianchi su sfondo azzurro) compare sull’arco in pietra della porta d’ingresso.

I settecenteschi affreschi della facciata raffigurano in alto Dio Padre benedicente, a destra i Santi Vescovi Grato (patrono della Diocesi, vissuto nel V secolo, la cui festa ricorre il 7 settembre) e Giocondo (suo successore); a sinistra, il Santo patrono della parrocchia, Martino di Tours, immortalato nel celebre gesto di condivisione del suo mantello con un povero.

La vetrata centrale, donata nel 1992, raffigura San Bernardo e ricorda il periodo in cui la parrocchia fu retta dalla Congregazione che si ispira nel suo operato a questo Santo, protettore degli alpinisti. L’interno, a una sola piccola navata, non presenta particolari pregi artistici, ma si propone come ambiente raccolto e silenzioso, adatto a momenti di preghiera personale.

Il Crocifisso di legno intagliato e dipinto, che sovrasta il presbiterio, è del XVI secolo.

Sull’altare maggiore del XVIII secolo, in legno intagliato, due colonne tortili incorniciano una pala, che rappresenta la Madonna con alcuni Santi: da sinistra si riconoscono San Grato, San Martino, Santa Barbara, San Giovanni Battista e San Giocondo. A sinistra del presbiterio si trova una statua settecentesca della Madonna, attorniata dalla raffigurazione dei Misteri del Rosario; sulla destra, una nicchia barocca accoglie una moderna rappresentazione del Sacro Cuore.

A lato della pala, si trovano due statue lignee di San Martino e di San Giocondo.

 


La nuova chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù

Il notevole aumento demografico, che la parrocchia ha conosciuto tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, ha portato alla costruzione di un nuovo edificio di culto più spazioso.

Inaugurata il 16 novembre 1976 sotto il titolo del Sacro Cuore, la nuova chiesa sorprende il visitatore per la singolarità della sua struttura: a pianta centrale, con la parte inferiore in cemento e quella superiore (cupola) interamente in legno, intende richiamare la tenda biblica e con essa il senso della provvisorietà della permanenza dell’uomo su questa terra.

 
Il progetto dell’architetto Picco è stato completato in tre anni, dal momento della posa della prima pietra, il 29 giugno 1973.

Lungo il vialetto di accesso alla chiesa, si erge una possente croce in acciaio, donata nel 1987 dall’impresario T. Girardini.

 

Davanti alla porta di entrata della parrocchia, è posizionato un crocifisso ligneo dello scultore Stuffer.

Nel lato opposto trova collocazione la croce lignea, opera di alcuni scultori valdostani.

Nel cortile antistante la chiesa, è stato collocato un piccolo monumento ai caduti, donato dalla locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini.

Nel campo retrostante la chiesa, è posta la scultura di San Michele Arcangelo, donato dall’Associazione donatori sangue della Fidas – San Michele Arcangelo.

Nell’interno, volutamente sobrio e spoglio, alcuni oggetti antichi di arredo liturgico ricordano che, pur nell’accettazione e nell’accoglienza delle nuove esigenze, nella Chiesa è fondamentale il legame con la tradizione: così; il tabernacolo è di epoca barocca e la Via Crucis appartiene all’arte popolare dell’800.

In chiesa hanno trovato posto due grandi statue votive di San Giorgio e di San Giacomo, offerte in dono dalla comunità calabrese proveniente da San Giorgio Morgeto.

Il presbiterio è valorizzato dalla grande icona del Cristo crocifisso e risorto e da quattro icone di santi (San Martino, San Giuseppe, San Bernardo di Aosta e Sant’Anselmo), mentre il tabernacolo è sormontato dall’icona della SS. Trinità, tutte dipinte dalle monache benedettine dell’Abbazia di Saint-Oyen.

 

 

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